Intervista a Samanta Chiavarelli e Monica Fiorentini (Ousìa): mettere a nudo fino ad arrivare all’essenza

Ousia è una parola greca che significa essenza  e in filosofia si  deve intendere come  il fondamento del ciò che realmente è, ovvero ciò per cui una certa cosa è quello che è e non altro. E lo spettacolo di Monica Fiorentini e Samanta Chiavarelli “Ousia-Essenza. Percuotere la Terra per risvegliarne il centro” in scena Sabato sera 6 agosto alle 21 presso le absidi di Piazza Innocenzo III ad Anagni (FR)  intende proprio arrivare alle viscere del suo centro, per uno spettacolo di teatro-danza realizzato con gli allievi del corso di Danze popolari dell’associazione “Cotula”. Abbiamo incontrato Samanta e Monica per una chiacchierata a due voci (che poi è come se diventasse una sola) su quello che è “Ousia” e l’esperienza intrapresa assieme…

Da Cosa nasce Ousia e questo connubio di danza e teatro?

Monica: Ousia, come le altre cose che ci saranno,  nasce da un incontro tra me e Samanta. Io ho iniziato a fare un corso di danze popolari con lei e lavorando insieme possiamo dire che ci siamo trovate.

Samanta:  Abbiamo scoperto tante cose in comune, nel senso di modo di vedere e di sentire determinate cose e quindi un’assonanza, il resto è venuto naturalmente. Io ho visto gli spettacoli che Monica ha fatto, soprattutto Sineamore e da lì ho pensato che fosse proprio  la persona giusta, quella che avrebbe potuto aiutarmi a dare un ordine ai miei pensieri e alle mie emozioni perché io contrariamente sono invece  molto tumultuosa.

Monica: C’era l’idea di fare un saggio di fine corso, poi abbiamo pensato che invece di fare quello che fanno tutte le scuole di danza, sarebbe stato più  sentito da parte nostra partire dal fatto che entrambe crediamo profondamente  che la danza sia per l’uomo e in generale per l’umanità un’esigenza assoluta e dunque articolare il progetto in maniera diversa. Si è sempre ballato e meno  le danze sono codificate e più rappresentano  l’espressione di quello che viene dal profondo, dalla propria essenza appunto.

Samanta:…e quindi sono accessibili A TUTTI, questa è la cosa fondamentale. Le danze meno sono codificate e più sono praticabili da tutti perché tutti possono danzare.

Monica:… e tutti quindi si possono esprimere.

Questo spettacolo coniuga due arti ancestrali che sono quella del teatro e la danza che nascono con l’uomo e la vita stessa. Cosa volete trasmettere e qual è l’obiettivo di questo spettacolo?

Samanta: Emozionare. Ogni quadro è un’emozione diversa, è un aspetto diverso dell’essere umano.

Monica: E rispecchiare. Quello che veramente vorremmo, è che ognuno,  anche semplicemente guardando e assistendo alla rappresentazione,  potesse specchiare la sua essenza nella nostra. Vorremmo  creare una situazione di riflesso tra spettatori e noi, quasi a diventare  una cosa sola. Nessuno dei danzatori è un professionista, e questo è importante sottolinearlo proprio perché è ciò che noi volevamo.  Soltanto così il pubblico si può rispecchiare e potrebbe dunque esprimersi nel medesimo modo.

In questo contesto di TerreinAzione  in cui vengono rievocati i ritmi del Centro –sud Italia  come si colloca lo spettacolo Ousia?

Samanta: Attorno al Mediterraneo sono confluiti vari riti e vari ritmi che hanno tutti un’unica matrice e a seconda dei sincretismi che si sono creati con le zone dove si sono andati ad insediare i vari popoli,  hanno dato vita un tipo di danza che ha però tutta la stessa matrice e tutta la stessa radice.  Ousia secondo me si colloca proprio in questo modo perché sono le terre in azione, in movimento.

Monica: Samanta  è una studiosa di danze popolari, questo ci tengo a sottolinearlo, lei prima di tutto è una  ricercatrice perché per insegnare una  materia così poco codificata, se ne deve avere una  conoscenza profonda altrimenti non riesce a passare,  perché si tratta di passare qualcosa e non di insegnarla. Una delle prime cose di cui abbiamo parlato con lei è  che molte delle espressioni di queste danze vengono direttamente dalla gestualità del lavoro dei pastori, contadini…

Samanta: …per dare proprio un ritmo al lavoro, per alleggerirlo dalle loro movenze, gestualità riprese dal lavoro quotidiano quindi quelle del contadino, dei lavori di casa. Oltretutto alcune cose che vengono utilizzate nella danza sono strumenti o di lavoro o personali, oggetti e cose che  facevano parte della vita stessa delle persone.

Monica: Quello che per me è interessante è il fatto che queste persone, il popolo, dopo aver lavorato tutto il giorno con quelle movenze, a fine giornata le utilizzava in un certo senso per esorcizzare la fatica del lavoro,  utilizzando quindi quei gesti con una valenza e un’energia però completamente diversa.

Samanta : Altra cosa molto importante è che l’uomo, soprattutto colui che  lavorava la terra e dunque faceva un lavoro fisico molto faticoso, non si annientava in questo ruolo,  ma riusciva a far crescere comunque dentro di sé l’esigenza…perché la danza, soprattutto quella popolare,  è un’esigenza.

Un invito al pubblico: perché dovrebbe venire a  vedere lo spettacolo “Ousia”?

Monica: Stasera quando abbiamo finito le prove sono passate due persone che hanno chiesto cosa significasse  un particolare che avevano visto.  Io ho detto loro che non è molto importante che cosa vuol dire per chi balla, poiché ci sono momenti di improvvisazione pura, non è importante che chi fa una certa cosa  ne spieghi il significato.  Ciò che è  interessante invece è  che ognuno degli spettatori possa dare un significato proprio, che risuoni dentro di sé con quello che vede. Che poi questo che sia uno spettacolo di danza, che sia uno spettacolo di teatro che dir si voglia è sempre lo stesso discorso, è un’espressione d’insieme, è un’energia che circola.

Samanta: Io inviterei a venire a vederlo perché ognuno potrebbe fare delle scoperte su sé stesso  e rinvenire delle parti di sé,  delle assonanze con le proprie emozioni . Il velo che noi usiamo ha infatti il significato di svelare, ma non svelare al pubblico chissà quale segreto,  ma proprio quello di svelare tanti aspetti di noi, tanti aspetti di ognuno che magari vengono celati ormai nella nostra società.

Monica: Svelare quindi ma anche Ri-velare e mettere a nudo fino ad  arrivare all’essenza.

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