Intervista agli Hernicantus: alla riscoperta delle tradizioni locali!

Proseguono le nostre chiacchierate con coloro che saranno l’anima del Festival TerreInAzione.
Oggi è il turno di Luca Attura, che ci parla degli Hernicantus, della loro passione per la tradizione ciociara (e non solo). Non perdeteveli il 6 Agosto alle 22 in Piazza Cavour!
  • Luca, buongiorno. Cominciamo dal principio: da dove nascono gli Hernicantus?
Gli HerniCantus sono un’evoluzione del gruppo di musica popolare “Compari delle Cantine”, sorto nell’agosto del 2001 in occasione delle festività in onore dell Madonna Assunta in quel di Paliano. In questo periodo il centro storico della nostra città viene animato dall’apertura di una cantina – intesa come punto di ristorazione a base di specialità locali – per ognuno dei nove rioni in cui il territorio palianese è suddiviso. L’idea, allora e per i primissimi anni a seguire, era quella di riportare la musica tradizionale ciociara tra la gente in una forma di esibizione che fosse il più possibile vicina a quella arcaica, ovvero tramite spettacoli itineranti. A poco a poco, tuttavia, gli stessi organizzatori di eventi, data l’ottima risposta di pubblico, iniziarono a richiedere spettacoli da palco con la conseguenza, per noi, di una maggior cura negli arrangiamenti e nell’impostazione artistica. Da tali esperienze è scaturita la necessità di differenziare il progetto più recente da quello della primissima ora, in modo tale da sganciare il gruppo dal solo contesto ferragostano palianese. I nostri tour hanno toccato e toccano località poste ben al di fuori dei confini provinciali, regionali e nazionali. In questo senso, il progetto di rinnovamento intrapreso ha visto la nascita dell’associazione culturale “Compari delle cantine”, dedita all’opera di ricerca e riproposta in ambito folklorico, linguistico e antropologico, e della Compagnia “HerniCantus” che della suddetta associazione costituisce il mezzo espressivo musicale.
  • Il vostro repertorio e il vostro focus di ricerca su cosa è incentrato maggiormente?
La tradizione musicale ciociara e, più in generale, dell’antiche provincie di Campagna e Marittima costituiscono il punto focale della nostra opera di recupero. Ovviamente, essendo originari dei colli e monti Ernici, non possiamo che avere un occhio di riguardo per la nostra area. Tuttavia, restiamo aperti ad influenze provenienti da altre zone, soprattutto del Centro-sud Italia, perché siamo dell’ opinione che le tradizioni possano costituire anche “merce di scambio”. Anzi, è proprio lo scambio reciproco che permette la nascita di ciò che chiamiamo “tradizione”.
hernicantus 2
  • La tradizione musicale e coreutica della Ciociaria e del Basso Lazio sta raggiungendo la diffusione che hanno avuto negli anni le tradizioni pugliesi e campane?
Il cammino è ancora lunghissimo. Manca un’attività di ricerca seria, metodica e, soprattutto,continua. Esistono diversi ottimi lavori in tal senso , a ancora siamo lontani da un censimento etnomusicologico compiuto e puntuale. La riproposta sotto forma di Festival o eventi può essere solo una conseguenza di un risultato importante della ricerca. Altrimenti verrebbe a mancare la materia prima. La nostra terra possiede ,al pari di altre, un suo patrimonio. Preservarlo, fa parte,crediamo,delle responsabilità di un gruppo di musica tradizionale.
  • Nella vostra ricerca nella musica e nella danza tradizionale, qual è stata la scoperta che vi ha entusiasmato di più?
Il fatto che, come accennato in precedenza, i nostri avi non erano chiusi ad influenze esterne. Cito un aneddoto che di solito condivido anche in occasione dei nostri concerti: in una sera d’estate di qualche anno fa, durante una sessione di prove, decidemmo di uscire dalla sala per passeggiare suonando tra i vicoli di Paliano. Come in altre occasioni, fummi accolti dall’ ospitalità dei nostri compaesani tra i quali c’erano alcune anziane,bellissime, signore. Attaccammo con “Ninnella de Calimera” e ci accorgemmo che queste ci seguivano in coro, senza sbagliare una parola. Come potevano conoscere un canto tradizionale salentino,chiedemmo. Negli anni Quaranta e Cinquanta alcune famiglie leccesi si trasferirono in territorio palianese per lavorare in un tabacchificio. Lì si verificò uno scambio cultural-musicale Ciociaria-Salento i cui risultati sono giunti intatti fino a noi. Fatti come questi, o come la gioia provata dai nostri anziani nel riascoltare le “arie de ‘na vota” ci riempie di stimoli per proseguire sul cammino che abbiamo scelto.
  • Perché oggi si torna sempre più al popolare e alle tradizioni?
Forse perché il mondo è in una fase di mutamento non rapida ma fulminea rispetto ad altri periodi storici. Non sbagliò colui che definì il Novecento il “Secolo Breve”. Per guardare al futuro, dunque al regno dell’incerto, si ha bisogno di sicurezze, di una base d’appoggio da cui partire per evitare di fluttuare nell’ ignoto senza ancoraggi. Come è necessario conoscere se stessi a livello individuale, è altrettanto indispensabile per una comunità conoscere il proprio retroterra culturale. Solo così quella stessa comunità avrà speranze per andare ad arricchire l’Umanità intera.
  • Quali sono i progetti futuri degli HerniCantus?

Abbiamo in cantiere diversi progetti, speriamo di riparlarne a cose fatte. Parlando di tradizioni… un po’di sana scaramanzia non fa mai male 

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Intervista a Progetto Sanacore: tra “popolare” e “universale”

PROGETTO SANACORE

Ci siamo fatti una bella chiacchierata con Maria Piscopo, del Progetto Sanacore, primo gruppo a suonare al Festival TerreInAzione il prossimo venerdì, 5 Agosto, alle ore 22 in Piazza Innocenzo III (Anagni)

  • Maria, buon pomeriggio. Da dove nasce il Progetto SanaCore?

Il Progetto Sanacore nasce principalmente intorno all’amicizia che mi lega a Raffaella Rufo; noi due rappresentiamo il cuore del gruppo, abbiamo suonato insieme per molti anni nell’ “ ’A Paranza r’o Lione”; ad un certo punto della tua vita professionale di una persone, ti accorgi, però, che puoi prendere la tua strada, per noi Antonio Damiano dell’ A’Paranza è stato un grande maestro, ma abbiamo intrapreso il nostro cammino.

Il gruppo è formato da Raffaella, organettista che viene anche da anni di Conservatorio per flauto traverso e da me, Maria Piscopo, che sono un’insegnante di danze tradizionali; ho fatto dei lavori per la Cattedra di Storia delle tradizioni popolari de La Sapienza intorno allo studio delle tammuriate. Nascendo il Progetto Sanacore dall’amicizia, la stessa amicizia ci ha portate a includere in Progetto Sanacore anche Dario Mogavero, Eustachio Frongillo e Anna Pugliese, nostri amici da tanti anni. Tutti campani. La cosa bella è che collaboriamo con diversi musicisti in giro per l’Italia, lavoriamo parecchio anche al Nord: con noi hanno collaborato persone come Marco Massari dei Lucanìa, Vieri Bugli dei Baro Drom Orkestar, Francesco Salvatore …

In generale, il nostro repertorio comprende quello campano che si allarga però in un percorso attraverso tutto il Centro Sud Italia.

  • Da dove nasce la tua passione?

La mia passione viene da lontano, dato che i miei hanno anche loro un gruppo di musica popolare da ben 40 anni, nella quale sono cresciuta; abbiamo girato tanto tutto il Sud, siamo stati in tutti i contesti festivi e ancora oggi non ci sentiamo assolutamente arrivati, perché quando ti inoltri nel mondo della musica tradizionale devi sempre metterti in gioco, hai sempre molto da imparare e da conoscere. Io come insegnante di danza, ad esempio, sto lavorando sull’attivazione energetica che può dare la danza tradizionale, mentre per anni mi sono concentrata sul “genere”, sul lavoro su quello che è maschile o femminile, e sull’ermafroditismo.

Bisogna sempre trovare delle corrispondenze con altre culture, dietro all’esecuzione e dietro al popolare c’è qualcosa di multiforme, che è l’essere umano. C’è un discorso non territorialista ma universale: le radici, le tradizioni della mia terra possono essere un legame con altre culture, riscontrabili in altre culture; io ho trovato corrispondenza tra la mia cultura e quella di altre parti del mondo. La bellezza della musica tradizionale è proprio l’universalità.

La diatriba tra tradizionale e non-tradizionale è ancora molto accesa oggi; io penso che il termine “tradizione” abbia in sé il fatto di tradire ciò che viene prima per poi contestualizzarlo con quello che c’è oggi. La cosa più importante, che cerco sempre di passare durante i miei laboratori, è che la musica tradizionale, soprattutto quella del Sud, è ancora così seguita perché rappresenta la continua ricerca dell’uomo di connettersi con la propria interiorità, con il proprio Dio; la commercializzazione che avviene oggi di questo mondo è “munnizza”, è solo superficialità.

  • Perché Progetto Sanacore?

Sanacore è il nome che viene dato ad una ragazza in una strofa di una tammurriata:

“bella figliola come vi chiamati

bella figliola come vi chioamati

mi chiamo sanacore

mi chiamo sanacore che voliti

 

sanatemi sto core se potiti

sanatemi sto core se potiti

se non potiti vui

se non potiti vui mo sana nata”

progetto sanacore 3

Sanacore significa “sanare i cuori”: noi cerchiamo con la nostra musica di dare un po’ di serenità, di “sanare” tante difficoltà e ostacoli che incontriamo tutti nella vita e che solo attraverso la musica, in qualche modo, possono essere sanati. Io incontro tanta gente da tutto il mondo che ha ritrovato nel contesto della musica tradizionale, nella danza, nel suono una sorta di seconda vita, una sorta di terapia dai dolori della vita quotidiana. Perché qui non ci sono parametri fisici, parametri sociali, tutti sono accettati.

“Progetto” perché siamo in continuo studio ed evoluzione, da ogni punto di vista: sia musicale che antropologico e anche coreutico e performativo, perché la danza rimane una delle basi del progetto. Per questo oltre al concerto, offriamo anche sempre un’ora e mezza di laboratorio preliminare (ndr ad Anagni l’appuntamento col laboratorio è Venerdì 5 Agosto alle ore 18.00) perché crea la preparazione a quello che sarà il concerto, è importantissimo, è un modo di combattere la superficialità di oggi con la consapevolezza e la sincerità.

  • Il “popolare” sembra sempre più richiesto rispetto a prima. Perché?

È vero. In parte perché c’è più accessibilità rispetto ad altri contesti musicali e coreutici; non sempre è così, è chiaro, ma oggi il mondo della musica tradizionale è sempre più aperto. Fino a 10 anni fa, in Campania, nella mia terra, chi si fosse permesso di prendere un tamburo in mano in un cerchio senza saperlo suonare, sarebbe stato cacciato via. Il problema, che è una fortuna al tempo stesso, è che col tempo sono arrivate delle richieste di interesse culturale ed anche economiche, soprattutto dal Nord, che hanno fatto “viaggiare” queste tradizioni con concerti e laboratori. Personalmente ho scritto un articolo su questo argomento, dal titolo “Davanti e oltre il santuario”, in cui scrivevo come ad oggi in Campania i contesti più autentici non li ritrovi più nelle feste tradizionali, ma nelle occasioni private: compleanni, matrimoni, la cena a casa di amici, dove trovi più autenticità rispetto alla festa tradizionale, dove c’è un magma di gente che arriva da tutto il mondo e sono evitate dai cantatori tradizionali.

Le danze tradizionali, poi, se fatte con consapevolezza, come già detto ti connettono con la parte più profonda di te stesso. Ed in un momento del genere questo è molto richiesto. Pensa alla tammurriata, come suono è un vero e proprio mantra, non ti porta in estasi ma ti conduce in un ritmo biologico, con il suo ritmo binario, che ti fa riscoprire una parte di te. Questo aspetto energicamente così forte fa sì che non si debba perdere questo bagaglio perché diventa un fattore di universalità.

  • E il futuro del Progetto Sanacore?

Al momento siamo in una fase di ricerca. E poi dato che siamo un po’ scaramantici, non lo diciamo per scaramanzia cosa abbiamo in mente per il futuro.

E certo, da buoni campani, insomma.

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